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18 Gennaio 2024 06:01

L’UE confida che Orbán approvi la concessione di fondi all’Ucraina

L’UE confida che Orbán approvi la concessione di fondi all’Ucraina

L’Ungheria ha segnalato all’Unione Europea (UE) di essere pronta a revocare la sua opposizione al finanziamento dell’Ucraina, mentre proseguono i negoziati che renderebbero più facile per il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, scendere a compromessi.

Secondo diversi diplomatici e funzionari europei, Orbán si sta avvicinando all’accettazione di un compromesso per l’utilizzo di fondi dal bilancio del blocco, anche se è probabile che l’accordo non sia all’altezza delle richieste avanzate all’indomani del fallito vertice del 14 dicembre scorso. In tale occasione, Orbán aveva bloccato un pacchetto di finanziamenti quadriennale da 50 miliardi di euro per Kiev, una mossa che ha potuto compiere perché l’approvazione del pacchetto richiede il sostegno unanime dei 27 governi dell’UE. La mossa di Budapest aveva spinto i leader europei a considerare la possibilità di rompere con il principio di unità del blocco e trovare un modo per aggirarlo. Da allora, però, entrambe le parti sono impegnate in negoziati incentrati su come far passare i finanziamenti quando Orbán e altri leader si incontreranno a Bruxelles, il 1° febbraio. Sebbene non ci sia ancora un accordo sulle concessioni da offrire all’Ungheria in cambio e su quanto questa potrebbe accettare, l’UE è ora fiduciosa che un accordo possa essere raggiunto nelle prossime due settimane, secondo i diplomatici e i funzionari che hanno parlato con Politico a condizione di anonimato a causa della natura delicata dei colloqui.

Orbán, che sta entrando nel suo 18° anno da primo ministro, è diventato “la più grande spina nel fianco dell’UE”, che l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha solo messo in evidenza, a detta di analisti. Il suo sostegno al Presidente Vladimir Putin, che considera un amico, si aggiunge ad anni di ripetute violazioni delle norme democratiche del blocco. Ma a Bruxelles sta emergendo la sensazione che questa volta l’UE possa aver scoperto il “bluff” di Orbán, ha spiegato Politico. “Il vertice di dicembre è stato un campanello d’allarme”, ha detto un diplomatico dell’UE. “Diversi leader si sono resi conto della vera natura di [Orbán]”. Uno dei motivi è la convinzione negli ambienti di Bruxelles che il primo ministro ungherese abbia esaurito la strada quando si tratta di tenere in ostaggio l’UE. Ha spesso cercato di subordinare il sostegno alle cause dell’UE allo scongelamento da parte del blocco dei fondi trattenuti a causa della violazione dei principi democratici da parte dell’Ungheria. A dicembre, la Commissione ha sbloccato 10,2 miliardi di euro, dopo di che Orbán ha approvato l’apertura da parte della Commissione dei colloqui di adesione con l’Ucraina – un lungo processo che potrebbe vedere il Paese diventare un giorno membro dell’UE. Da parte sua, la Commissione ha fissato una soglia molto alta per l’erogazione di ulteriori fondi, segnalando che l’Ungheria ha una lunga strada da percorrere prima di poter ricevere la sua parte finanziaria da un fondo destinato ad aiutare i Paesi a riprendersi dallo shock economico della pandemia.

Mentre a Bruxelles c’è stata una certa disponibilità a offrire a Orbán alcune concessioni per raggiungere un accordo, la maggior parte delle capitali nazionali ha respinto il tentativo dell’Ungheria di suddividere i finanziamenti all’Ucraina in tranche annuali che avrebbero dovuto essere approvate all’unanimità ogni anno. In pratica, ciò darebbe a Orbán il potere di bloccare ogni anno i finanziamenti dell’UE all’Ucraina – o di ottenere concessioni da Bruxelles per revocare il suo veto. “È molto improbabile che gli Stati membri accettino una soluzione che dia all’Ungheria la possibilità di essere ricattata regolarmente”, ha dichiarato un secondo diplomatico dell’UE. Un’altra idea che circola per spingere Orbán al compromesso prevede una revisione intermedia dei finanziamenti, nel 2025. Ma questa opzione, ventilata mesi fa dall’Ungheria, è considerata inaccettabile anche dai più forti sostenitori di Kiev. “Si creerebbe il caos se tra 12 mesi dovessimo riunirci di nuovo e decidere all’unanimità se l’Ucraina otterrà la proroga dei fondi”, ha dichiarato un funzionario del governo nazionale. Il funzionario ha sottolineato che ciò è in contrasto con la logica del bilancio settennale dell’UE, che dovrebbe offrire stabilità e prevedibilità.

La Commissione sta anche valutando l’introduzione di un “freno di emergenza” che consentirebbe a qualsiasi Paese che si oppone ai finanziamenti all’Ucraina di ritardare i pagamenti e di rimandare le discussioni a un vertice dei leader dell’UE. Ma questa opzione non consentirebbe a un singolo Stato membro di porre il veto ai pagamenti. L’opinione comune è che qualsiasi compromesso finale dovrà includere alcune concessioni all’Ungheria, sufficienti per permettere a Orbán di rivendicare la vittoria in patria. “A dicembre ha detto che nessun denaro del bilancio dell’UE sarebbe andato all’Ucraina”, ha aggiunto il primo diplomatico dell’UE. “Se questo accade, come può dire che è una vittoria?”. Due diplomatici hanno indicato che un secondo veto ai finanziamenti all’Ucraina spingerebbe le capitali dell’UE a richiedere la cosiddetta procedura dell’articolo 7 per sospendere i diritti di voto dell’Ungheria nel Consiglio Europeo. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e i principali consiglieri di Orbán stanno ancora cercando di trovare un compromesso, mentre il bisogno di fondi dell’Ucraina si fa sempre più disperato. “L’aiuto finanziario è necessario per superare il periodo critico della guerra con un sistema finanziario stabile e concentrare tutte le risorse interne possibili sulla difesa”, ha scritto il ministero delle Finanze ucraino in un comunicato. “La nostra capacità finanziaria è molto più limitata di quella della Russia. Quindi il sostegno è fondamentale per equiparare le nostre possibilità”.

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