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08 Ottobre 2026 14:12

Mali: separatisti annunciano ritiro da città strategica del Nord

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Mali: separatisti annunciano ritiro da città strategica del Nordepa05036173 Malian soldiers stand guard outside the Radisson Hotel following a hostage situation a day earlier, in Bamako, Mali 21 November 2015. A state of emergency has been imposed for ten days in Mali following the hostage suitation at the Radisson Hotel in the capital Bamako. At least 27 people were dead on 20 November after Malian special forces stormed the hotel that had been seized by suspected Islamist militants. EPA/STR

Un movimento separatista touareg nel Nord del Mali ha annunciato di aver avviato un “ritiro controllato” da Kidal, città strategica settentrionale, conquistata insieme a jihadisti legati ad al-Qaeda durante gli attacchi a livello nazionale di sei mesi fa. La decisione è stata presa in risposta agli attacchi aerei condotti dall’esercito maliano con il supporto di caccia russi, ha dichiarato il Fronte di Liberazione dell’Azawad (FLA) in un comunicato.

Il 6 ottobre, l’esercito maliano ha dichiarato di aver avviato operazioni aeree e terrestri su larga scala nella regione di Kidal. Una fonte vicina ai vertici della FLA ha dichiarato a Reuters che le operazioni aeree sono iniziate tre giorni fa. 

Kidal è una città strategicamente fondamentale nel Mali settentrionale per diversi motivi politici, militari e simbolici. In primo luogo, la sua posizione geografica la rende uno snodo logistico chiave. Situata nel deserto del Nord e vicina al confine con l’Algeria, la città funge da base di controllo per le rotte e i movimenti in un’area vasta e difficile da monitorare. In secondo luogo, Kidal è considerata il cuore politico e il simbolo storico delle ribellioni e delle aspirazioni di indipendenza del popolo Tuareg, movimenti come il fronte separatista Azawad. In terzo luogo, per il governo centrale di Bamako e per la giunta militare al potere, controllare Kidal rappresenta la prova concreta di poter imporre l’autoritàdell’esercito su tutto il territorio nazionale, rovesciando anni di assenza statale e accordi di pace fragili. In quarto luogo, Kidal è un punto nevralgico nello scontro a tre tra l’esercito maliano, supportato da forze russe come l’Africa Corps, i gruppi separatisti e le fazioni jihadiste legate ad al-Qaeda.

I leader del Mali hanno preso il potere con colpi di stato militari nel 2020 e nel 2021 e, da anni, si affidano al supporto di sicurezza russo, inizialmente dal gruppo militare Wagner e, dallo scorso anno, dal gruppo paramilitare Africa Corps, composto da molti ex combattenti del Wagner. Le forze maliane e i combattenti di Wagner hanno riconquistato Kidal dagli insorti nel novembre 2023, il risultato più concreto della loro collaborazione. Tuttavia, l’FLA e la filiale regionale di al-Qaeda, Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin (JNIM), hanno riconquistato la città in attacchi su scala nazionale ad aprile, che hanno anche causato la morte del ministro della difesa del Mali.

Fondata in Mali nel 2017, JNIM è ora il principale gruppo jihadista nel Sahel centrale. Dal 2019, questa affiliata di al-Qaeda ha condotto attacchi anche nei Paesi che si affacciano sul Golfo di Guinea, tra cui Costa d’Avorio, Benin e Togo. Come sottolinea l’International Crisis Group, l’espansione di JNIM al di fuori del Sahel rappresenta una grave preoccupazione per la sicurezza dei Paesi dell’Africa occidentale, con Benin e Togo in maggiore pericolo. Tuttavia, l’espansione non è la priorità principale del gruppo, i cui leader temono che un’avanzata troppo rapida possa frammentare le fila del movimento.

La lotta di JNIM in Africa occidentale si articola su due fronti, di cui il Sahel è il più importante. Il movimento controlla ormai vaste aree del Mali settentrionale, centrale, meridionale e occidentale; detiene ampie zone del Burkina Faso settentrionale, centro-settentrionale, occidentale e orientale; e sferra attacchi regolari nel Niger Sud-occidentale. In questi territori, che sono i principali veicolo della sua propaganda, JNIM ha sviluppato una forma di governo che gli permette di presentarsi come alternativa allo Stato. Ha istituito una struttura amministrativa snella in grado di amministrare la giustizia, secondo la sua interpretazione della legge islamica, imporre tasse ed esercitare un controllo sociale. Finora, i leader di JNIM hanno considerato i Paesi costieri secondari rispetto al loro dominio nel Sahel. Ciononostante, il movimento sta guadagnando terreno in tali Stati, inizialmente con un proselitismo discreto e poi con attacchi aperti contro le forze statali e i civili.

Seppur l’avanzata di JNIM sia diventata una grave minaccia per gli Stati dell’Africa occidentale, il quadro è più complesso. La conquista di nuovi territori non è necessariamente una priorità assoluta per il gruppo: è persino probabile che i fondatori non avessero previsto un’espansione così ampia e rapida. La diffusione geografica offre a JNIM vantaggi innegabili, soprattutto nella sua rivalità con lo Stato Islamico nel Sahel, perchè consente al gruppo di reclutare più combattenti, ricavare denaro dal commercio transfrontaliero, aprire nuovi fronti per allentare la pressione esercitata dagli eserciti nazionali e ritirarsi in un rifugio sicuro in caso di sconfitta. Tuttavia, l’espansione comporta anche grandi rischi. Innanzitutto, distoglie le forze combattenti necessarie per difendere le roccaforti di JNIM nel Sahel. Le nuove reclute potrebbero inoltre rivelarsi inaffidabili, al punto da perseguire obiettivi personali, aumentando così il rischio di tensioni interne o addirittura di scissioni.

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