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25 Giugno 2025 12:09

Amnesty accusa UE di inazione in seguito a violazione patto sui diritti umani da parte di Israele

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Amnesty International ha duramente criticato la Commissione europea e gli stati membri dell’Unione Europea dopo che la tanto attesa revisione dell’accordo di associazione con Israele ha confermato le indicazioni secondo cui Tel Aviv sta violando i suoi obblighi in materia di diritti umani nella Striscia di Gaza.  La revisione interna, presentata nei giorni passati ai ministri degli esteri dell’UE, segna il primo riconoscimento formale da parte della Commissione europea del fatto che Israele viola l’Articolo 2 dell’accordo di associazione, che lega le relazioni commerciali e politiche al rispetto dei diritti umani.

La direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, Eve Geddie, ha dichiarato in una nota che i risultati, seppur cauti, confermano quanto gruppi per i diritti umani, istituzioni internazionali ed esperti legali documentano da anni. “Nonostante la sua timida formulazione, la Commissione europea afferma finalmente l’ovvio: Israele sta violando i suoi obblighi in materia di diritti umani previsti dall’accordo”, ha affermato, aggiungendo che “questo è un fatto indiscutibile che Amnesty International, i tribunali internazionali, gli organismi delle Nazioni Unite, gli esperti indipendenti, le principali ONG palestinesi, israeliane e internazionali, gli studiosi, i commentatori e gli ex diplomatici affermano da anni”. L’accordo di associazione rafforza gli stretti legami economici e politici di Israele con l’UE, garantendo l’accesso ai mercati europei, programmi congiunti e cooperazione diplomatica.

La revisione di questo mese è stata avviata da una richiesta formale presentata dai Paesi Bassi e sostenuta da 17 Stati membri, in seguito alle pressioni esercitate da Spagna e Irlanda all’inizio del 2024. Tuttavia, Amnesty ha fortemente criticato il fatto che l’UE non abbia annunciato alcuna risposta concreta, definendo tale inazione “imperdonabile” e “inquietante”. “Ogni giorno in cui l’UE ritarda un’azione significativa è un via libera a Israele per continuare il suo genocidio nella Striscia di Gaza e l’occupazione illegale dell’intero Territorio palestinese occupato”, ha sottolineato Geddie, precisando che la relazione della Commissione non è giunta a raccomandare sanzioni o la sospensione dell’accordo, una decisione che, per Amnesty, rischia di rendere l’UE complice di gravi violazioni del diritto internazionale. “Ora che hanno stabilito che ci sono ‘indicazioni’ che Israele stia violando i diritti umani, non ci sono scuse per l’inazione o i ritardi”, ha continuato Geddie, chiarendo che “ogni accordo che gli Stati membri dell’UE stipulano con Israele, nel frattempo, li espone al rischio di rendersi complici delle gravi violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, incluso il genocidio”.

Dall’inizio della guerra israeliana a Gaza, Amnesty e decine di altre organizzazioni per i diritti umani hanno esortato l’UE a sospendere i rapporti commerciali e di investimento che potrebbero consentire crimini di guerra o crimini contro l’umanità. Tra questi, il blocco in corso di Gaza, gli attacchi sistematici contro i civili e le politiche equivalenti all’apartheid. “Gli Stati membri favorevoli alla sospensione dell’accordo devono usare tutto il loro peso diplomatico per garantire che gli oppositori della sospensione, tra cui la Germania, comprendano appieno il rischio di complicità e il crudele prezzo che la continua inazione dell’UE pagherà sulle vite dei palestinesi”, ha aggiunto Geddie. A suo dire, se l’UE non rispetta questi obblighi come blocco e cerca di proteggersi dai suoi chiari obblighi giuridici, i suoi Stati membri devono sospendere unilateralmente tutte le forme di cooperazione che potrebbero contribuire a violazioni del diritto internazionale. 

La dichiarazione è giunta mentre il ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, sta rinnovando le richieste di sospensione immediata dell’accordo di associazione, nonché di embargo sulle armi e sanzioni nei confronti di coloro che ostacolano la soluzione dei due Stati. “È il momento di agire”, ha detto Albares ai giornalisti prima della riunione dei ministri degli Esteri del 23 giugno a Bruxelles. Per Albares, se l’accordo di associazione si basa sui diritti umani, “è la cosa più normale che venga sospeso immediatamente”, ribadendo i precedenti avvertimenti dei leader europei, secondo cui il mancato intervento avrebbe rappresentato un fallimento morale e politico per l’UE. Anche la Slovenia e la Svezia hanno sostenuto un’azione più decisa.

La Ministra degli Esteri slovena, Tanja Fajon, ha affermato che l’UE deve “riconoscere le violazioni dei diritti umani da parte di Israele e agire di conseguenza”, chiedendo “sanzioni commerciali o il congelamento dell’accordo” e sottolineando che gli aiuti umanitari non devono essere ostacolati. La ministra degli Esteri svedese, Maria Malmer Stenergard, ha aggiunto che “le persone stanno soffrendo e è possibile limitarsi a restare a guardare”. La Germania e l’Italia, invece, si sono opposte pubblicamente alla sospensione, citando interessi strategici e geopolitici.

Nel frattempo, le organizzazioni umanitarie hanno avvertito che la situazione a Gaza continua a peggiorare. Persistono gravi carenze di cibo, acqua e medicine, e i bombardamenti israeliani hanno ucciso più di 56.000 pales

tinesi dall’inizio della guerra, radendo al suolo interi quartieri.

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