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03 Gennaio 2025 19:36

Siria: Israele colpisce fabbriche militari e centri di ricerca vicini ad Aleppo

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L’aviazione israeliana ha lanciato una serie di attacchi contro strutture militari siriane nell’area di Al-Safira, a Est di Aleppo, danneggiando sistemi radar e batterie missilistiche. Le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno colpito, il 2 gennaio, diversi complessi industriali e centri di ricerca nella regione. Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani (SOHR), almeno sette “massicce” esplosioni aeree hanno colpito le installazioni nell’area. Un residente di Al-Safira, parlando in condizione di anonimato, ha descritto gli attacchi come “i più violenti mai sentiti”, spiegando che “hanno fatto tremare il terreno, aprendo porte e finestre” e “trasformando la notte in giorno”.

L’offensiva è arrivata qualche giorno dopo un raid israeliano che, il 29 dicembre, ha causato 11 vittime nella periferia di Damasco. Il SOHR ha riportato che quell’operazione aveva come obiettivo un deposito di armi appartenente all’esercito siriano vicino alla città industriale di Adra, a Nord-Est della capitale.

Dalla caduta del regime dell’ex presidente siriano, Bashar al-Assad, avvenuta l’8 dicembre 2024, lo Stato ebraico ha intensificato le operazioni militari sul territorio siriano con l’obiettivo di distruggere gli armamenti strategici rimasti nel Paese. Il SOHR ha documentato 498 raid israeliani in Siria dalla caduta del regime. Le IDF hanno anche avviato un’invasione via terra della zona cuscinetto smilitarizzata che separa le alture del Golan – territorio siriano conquistato da Israele durante la Guerra dei Sei Giorni, che ha avuto luogo dal 5 al 10 giugno 1967 – dal resto della Siria.

Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha affermato che il Paese mira a eliminare le armi pesanti strategiche in tutta la Siria, compresi missili terra-aria, sistemi di difesa aerea, missili superficie-superficie, missili da crociera, munizioni a lungo raggio e missili navali. Secondo alcune fonti militari, tuttavia, la maggior parte dei sistemi d’arma siriani risulta obsoleta e rappresenta una minima minaccia per lo Stato ebraico. La campagna militare in corso ha coinvolto raid su importanti centri urbani come Damasco, Latakia, Homs e Aleppo. Le media siriani hanno definito l’attacco ad Al-Safira una significativa escalation, confermando tuttavia che non ci sono state vittime.

Il primo gennaio, lo Stato ebraico ha riconosciuto di aver condotto, il 9 settembre scorso, un’importante operazione delle forze speciali israeliane, in territorio siriano. Durante l’”Operation Deep Layer”, i commando dell’unità d’elite Shaldag dell’IDF si sono calati da elicotteri per colpire un centro di ricerca scientifico iraniano nell’area di Masyaf, hanno eliminato le guardie all’ingresso della struttura sotterranea, piazzato esplosivi all’interno del complesso e recuperato documenti di intelligence prima di far detonare il sito. Secondo alcuni funzionari della difesa israeliana, i soldati sono rimasti sul terreno per poco più di un’ora. L’operazione ha provocato 14 vittime e 43 feriti.

Il leader de facto della Siria, Ahmed al-Sharaa, ha condannato l’intensificazione delle manovre militari e dei bombardamenti israeliane, sostenendo che non esistono più giustificazioni per interventi esterni nel Paese. Al-Sharaa, che guida il gruppo militante Hayat Tahrir al-Sham (HTS), responsabile dell’offensiva ribelle contro Assad, ha sottolineato come l’Iran non sia più presente in Siria, rendendo superfluo qualsiasi coinvolgimento straniero. Il nuovo leader siriano ha inoltre insistito sul fatto che il Paese non desidera essere coinvolto in ulteriori conflitti. Al-Sharaa ha espresso preoccupazione per il fatto che le azioni israeliane abbiano superato le linee di ingaggio stabilite, potenzialmente conducendo a un’escalation ingiustificata nella regione.

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