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28 Settembre 2022 08:20

Colombia: proteste contro la riforma fiscale proposta da Petro

Lunedì 26 settembre, migliaia di persone hanno protestato nelle principali città della Colombia contro il pacchetto di riforme fiscali proposto dal presidente colombiano, Gustavo Petro. È previsto un aumento delle tasse per i ceti più elevati insieme alla modifica del piano agrario. Il partito di sinistra del leader del Paese si è insediato il 7 agosto scorso, presentando il giorno dopo la revisione di alcuni emendamenti. Nella capitale colombiana di Bogotà, i manifestanti si sono riuniti in piazza Bolivar, accanto alla sede del governo, urlando: “Fuori, Petro!”. 

Il nuovo capo di Stato colombiano è diventato il primo presidente di sinistra nella storia della Colombia quando ha conquistato la popolazione tramite un programma elettorale che prevedeva l’incremento fiscale sui ricchi, la riduzione della dipendenza di petrolio e la promozione di una riforma agraria che avrebbe venduto proprietà ai contadini poveri a prezzi inferiori di quelli presenti sul mercato. Per attuare queste iniziative, il leader colombiano ha formato una coalizione legislativa di maggioranza con il sostegno di diversi partiti tradizionali, tra cui quello di destra, il Centro Democratico, guidato dall’ex presidente del Paese, Alvaro Uribe, in carica dal 7 agosto 2002 al 7 agosto 2010. 

Il capo di Stato ha chiesto ai membri del Congresso di approvare una riforma fiscale che nel 2023 frutterà 5,6 miliardi di dollari per i programmi sociali volti a ridurre la povertà. Il testo ha aumentato le tasse su chi guadagna più di 2.259 dollari al mese, circa dieci volte il salario minimo. Sul suo account Twitter, Petro ha dichiarato di rispettare il diritto dei manifestanti di esprimersi. 

Il 26 settembre, il governo ha accettato di modificare la revisione per continuare a consentire alle compagnie petrolifere e minerarie di dedurre dalle tasse i pagamenti delle tariffe, in cambio di un innalzamento delle imposte sul reddito del 5% e di un aumento al 20% sulle esportazioni di petrolio e carbone venduti al di sopra di determinate soglie. Nonostante le principali fonti di guadagno nazionale della Colombia siano petrolio e carbone, Petro ha svolto una campagna elettorale con la promessa di passare alle energie rinnovabili e di fermare le nuove esplorazioni petrolifere. 

Il capo dell’Associazione Mineraria Colombiana (ACM), Juan Camilo Narino, ha affermato che anche il disegno di legge modificato comporta un onere fiscale eccessivo per i minatori, citando un’aliquota effettiva del 90%. Inoltre, ha dichiarato ai giornalisti che “la struttura fiscale deve coincidere con la realtà del settore e che questi contributi diminuiranno e si ridurranno drasticamente nel breve e medio termine”. Narino ha poi sostenuto che l’industria mineraria contribuirà al 48% delle entrate generate dalla riforma fiscale, circa 2,62 miliardi di dollari. 

Secondo il presidente dell’ACM, il disegno di legge potrebbe compromettere la produzione di minerali, soprattutto di carbone e ridurre gli investimenti stranieri fino al 17%. Il gruppo dell’a
Associazione Mineraria Colombiana ha chiesto al governo di eliminare questa tassa proposta in cambio di un aumento dell’imposta sul reddito, simile alle tasse applicate all’industria finanziaria. Nel 2022, le società minerarie pagheranno 14,7 trilioni di pesos colombiani (1 peso colombiano è pari a 0,0002 dollari) in tasse e imposte sui prezzi elevati, una cifra che potrebbe salire a 25 trilioni di pesos nel 2023.

Il giorno delle proteste, Petro non era nella capitale perché in viaggio per partecipare alla cerimonia di riapertura della frontiera terrestre tra Venezuela e Colombia. Il valico ha subito sette anni di chiusura parziale e tre di chiusura totale a causa di divergenze politiche. In alcune dichiarazioni alla stampa, il leader del Paese ha definito le restrizioni “un suicidio che non deve ripetersi”. Il presidente venezuelano, Nicolas Maduro, ha inviato rappresentanti del regime alla celebrazione.

La riapertura del confine è stato un primo passo per i Paesi per cercare di recuperare un interscambio commerciale che ha raggiunto i 7,2 miliardi di dollari all’anno nel 2008 ed è crollato a 400 milioni di dollari entro il 2021. Il passaggio merci resterà aperto tra le 10.00 e le 17.00, mentre quello pedonale tra le 5.00 e le 18.00. I primi passi per la ripresa delle relazioni diplomatiche tra Colombia e Venezuela sono stati dovuti all’arrivo al potere di Petro, riaprendo i 2.200 km di confine tra gli Stati. 

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