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10 Gennaio 2023 11:20

Brasile: i leader mondiali condannano l’insurrezione

I principali leader mondiali hanno condannato, lunedì 9 gennaio, gli attacchi da parte dei sostenitori dell’ex presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, al Congresso, al palazzo presidenziale e alla Corte Suprema del Paese sudamericano, nella capitale federale di Brasilia. 

Il presidente americano, Joe Biden, ha dichiarato che “la situazione in Brasile è oltraggiosa”. Sul suo account Twitter, Biden ha scritto che “condanna l’assalto alla democrazia e al trasferimento pacifico del potere. Le istituzioni democratiche brasiliane hanno il pieno sostegno del Paese statunitense e la volontà del popolo brasiliano non deve essere minata”. 

Il segretario di Stato degli Stati Uniti, Antony Blinken, ha riferito che “usare la violenza per attaccare le istituzioni democratiche è sempre inaccettabile” e ha chiesto la fine immediata dell’invasione delle istituzioni democratiche del Brasile. Inoltre, il consigliere per la sicurezza nazionale statunitense, Jake Sullivan, ha dichiarato che “il presidente Biden sta seguendo da vicino la situazione e il nostro sostegno alle istituzioni democratiche brasiliane è incrollabile. La democrazia brasiliana non sarà scossa dalla violenza”.

Il capo di Stato brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, che ha sconfitto Bolsonaro in una combattuta elezione il 30 ottobre 2022, ha annunciato un intervento di sicurezza federale a Brasília che durerà fino al 31 gennaio prossimo, dopo che le forze di sicurezza della capitale sono state inizialmente sopraffatte dagli invasori, l’8 gennaio. Bolsonaro ha lasciato il Brasile alla vigilia dell’insediamento di Lula e al momento si trova in Florida. 

Molti esponenti negli Stati Uniti hanno visto nelle azioni dei sostenitori dell’ex presidente dello Stato sudamericano echi dell’invasione del Campidoglio negli Stati Uniti, avvenuta il 6 gennaio 2021, e per questo motivo, hanno chiesto la sua estradizione. Il membro della commissione Affari esteri della Camera degli Stati Uniti, Joaquin Castro, ha affermato che “in questo momento Bolsonaro è in Florida, dovrebbe essere estradato in Brasile. Gli Stati Uniti non dovrebbero essere un rifugio per questo autoritario che ha ispirato il terrorismo interno sul suolo brasiliano”.

Il presidente del Cile, Gabriel Boric, ha definito l’assalto alle istituzioni brasiliane un “vile e codardo attacco alla democrazia”. Il suo omologo colombiano, Gustavo Petro, ha sostenuto che “il fascismo ha deciso di fare un colpo di Stato. È urgente che l’Organizzazione degli Stati Americani (Oas) si riunisca se vuole continuare a vivere come istituzione”. Sul suo account Twitter, il capo di Stato argentino, Alberto Fernandez, ha sottolineato che “ha impegnato il suo Paese nel sostegno incondizionato a Lula di fronte a questo tentativo di colpo di Stato che sta affrontando”. 

Inoltre, decine di ulteriori leader sono intervenuti per condannare gli attacchi a Brasilia. Francia, Venezuela, Messico, Germania, Russia, Cuba, Uruguay, Bolivia, Portogallo, Spagna, Regno Unito, Cina e Italia sono tra i Paesi i cui leader o rappresentanti hanno utilizzato le reti sociali e i canali diplomatici per esprimere solidarietà e mettersi a disposizione del governo Lula per affrontare l’insurrezione.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, ha definito il Brasile “un grande Paese democratico” e si è detto fiducioso che “la volontà del popolo brasiliano e delle istituzioni del Paese sarà rispettata”. Il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, ha dichiarato che “Lula è stato democraticamente eletto da milioni di brasiliani attraverso elezioni giuste e libere”. La leader della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha condannato con forza l’attacco alla democrazia in Brasile, etichettandolo una “grande preoccupazione per i difensori della democrazia”. Da parte delle istituzioni europee anche l’Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell, e la presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, hanno espresso preoccupazione e denunciato le violenze avvenute nel Paese sudamericano.

Il primo ministro canadese, Justin Trudeau, ha poi condannato il comportamento violento e ha ribadito il suo supporto a Lula e alle istituzioni, aggiungendo che “il rispetto della volontà democratica del popolo è fondamentale in ogni democrazia, anche in Brasile”. Human Rights Watch ha attribuito l’attacco a una campagna pluriennale di Bolsonaro e dei suoi alleati per minare i principi democratici e diffondere affermazioni infondate di brogli elettorali. L’organizzazione ha rilasciato una dichiarazione in cui ha definito l’assalto “una violenza ripugnante alle istituzioni democratiche brasiliane da parte di persone che cercano di negare il diritto della popolazione di votare ed eleggere i leader di loro scelta, anche sollecitando un intervento militare”.

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